Il tempo presente
La nostra mente sembra magneticamente attratta dagli aspetti negativi. Fa riemergere memorie difficili e ci rimugina sopra ripetutamente cercando di cambiare il risultato: “Se solo avessi fatto così allora sarebbe andata diversamente…” La mente si occupa anche di tutte le catastrofi che possono verificarsi nel futuro: “Cosa accadrebbe se succedesse anche a me?” . Gli attacchi terroristici, i disastri economici o familiari diventano l’oggetto delle nostre paure, quelle di perdere in futuro, qualcosa di prezioso che molte volte abbiamo conquistato con tanta fatica. Crediamo che rimuginare sui possibili eventi negativi della vita sia il compito della nostra mente e che questa modalità ci possa proteggere dai pericoli ma, di fatto, ci fa sentire solo più tesi e spaventati. Questa ossessione per gli aspetti negativi può diventare pervasiva, creando uno stato ansioso e depressivo. Ci aspettiamo di soffrire e di fatto, questo accade come una triste profezia che si auto-avvera. I nostri pensieri sembrano tutti orientati o verso il passato o verso il futuro, raramente toccano la dimensione in cui la realtà esiste davvero, il tempo presente. In questo modo non viviamo, ma aspettiamo di vivere, e preparandoci sempre ad essere felici finiamo per non esserlo mai. Non possiamo cambiare gli esiti del passato o quelli futuri, possiamo solo cambiare noi stessi e questo può essere fatto nel presente. Quando la mente è orientata al tempo presente, quando non cerca alcuna risposta o soluzione, quando non resiste né evita, soltanto allora è possibile entrare in connessione con noi stessi, poiché la mente è capace di percepire il vero; ed è la libertà che rende liberi, non lo sforzo per liberarsi.
Riferimenti:
Magatti M., Petrosino S., Recalcati M. (2013). Pensare il presente. Nuova Editrice Berti, Parma.
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